Concorrenza sleale in agricoltura biologica - il caso delle arance


Il tema della concorrenza dei paesi extra europei è un tema sempre molto attuale. Sono frequenti i casi di prodotti agricoli immessi nel mercato europeo a prezzi bassissimi, a fronte di dubbia qualità. Concorrenza che assume i tratti della concorrenza sleale nel momento in cui si verifica che il prezzo stracciato deriva da costi di produzione nettamente inferiori a quelli europei; ma non per maggiori efficienze produttive ma per legislazioni che impongono molti meno vincoli e tutele del lavoro. Ti presentiamo il caso delle arance biologiche siciliane che non vengono raccolte per la concorrenza delle arance importate, di dubbia qualità e prezzo bassissimo. Concorrenza sleale? Cosa fa la politica?

Sul tema riceviamo questo commento dall'amico Vanni che pubblichiamo integralmente:

Perché ho deciso di lasciar tutto e tornare alle mie radici? Veramente non lo so. Il richiamo della terra in cui sono nato, cresciuto, dove ho gioito o sofferto è un mistero che si annida dentro di noi e che ci guida durante i tragitti della nostra vita. Da piccolo vivevo in questa natura selvaggia dei Nebrodi dove le volpi lanciavano il loro stridulo “scagnare” nelle notti di plenilunio. Creando un eco che si propagava nelle mille vallate che ci circondavano. Io avevo 6-7 anni e accompagnavo il nostro “guardiano” che in silenzio la notte ascoltava eventuali tramestii che provenivano dal noccioleto sottostante. Erano quei periodo di luna piena che i ladruncoli preferivano venire a rubare le nocciole in quel tempo in cui il prezzo di questo prodotto della natura era veramente elevato. Stavamo seduti in silenzio nella fresca erba, senza dire una parola. Attorno a noi la nenia di diecine di ghiri, intenti a rosicchiare l’ennesima nocciola. Amavo quel silenzio, che mi lasciava immaginare quel mondo di piccoli esseri viventi che avevano scelto quella parte della Sicilia per vivere la loro vita notturna. Attenti però a non cadere sotto le grinfie di qualche gufo reale, un barbagianni o una civetta. Saranno tutti o quasi quei ricordi a farmi interrompere la scelta che avevo fatto, quando divenni più grande, di andare in giro per il mondo. La barca a vela era stata il mio punto di partenza. Con essa affrontai i linguaggi del mare e del vento che mi portava sempre più lontano. Ricordare il momento in cui il richiamo della mia terra natia mi invase ora mi è impossibile. Non so se succede a tutti ma io l’ho sentito come una forza dirompente. Come un richiamo soprannaturale che riportava alla mia mente ogni colore della mia terra, ogni odore, ogni sensazione della natura di quei luoghi . Da una lettera dei miei appresi che un mio zio prima di venire a mancare mi aveva fatto erede di un podere che io tanto amavo.

Presi una decisione definitiva e appena riuscii feci ritorno in terra di Trinacria. La terra a me assegnata era composta da 500 alberi di agrumi. Arance di qualità autoctone come i veri sanguinelli,vaniglia,bionde e ovali. Una rara varietà che sta scomparendo che è il limone dolce, detto “lumicedda”. 70 alberi di ulivi della qualità “nocellara messinese”, castagni giganteschi che ancora oggi producono "napoletane” “San micheline” “cucci”. Un noccioleto di due ettari, quello in cui passai quelle magiche notti della mia infanzia. Noci e varie alberi da frutta, come alcuni tipi di mele che si conservano, una volta raccolte in autunno, in capienti reti per l’inverno. Questo podere fin dai tempi antichi non ha conosciuto fertilizzanti chimici o altre diavolerie dannose alla natura. I due super vecchi coloni che continuavano a vivere sul posto restarono increduli guardando i due semi di avogado che avevo portato con me dal Venezuela. Per loro era blasfemo pensare di coltivare una specie a loro sconosciuta. Ma io insistetti ed ora due giganteschi alberi di questo prezioso frutto mi ripagano dandomi ,ogni anno, centinaia di quei preziosi alimenti.
Purtroppo la vita dell’agricoltura, oggi, dipende dal buono o cattivo tempo voluto dal mondo politico. L’economia globale è soggetta agli umori e interessi di questo o quel governo. Io insisto da tempo a credere nel biologico. Anche se dalle nostre parti e credo anche da molte zone del nostro paese ti senti dire, quando offri prodotti biologici …..”bio che? E che significa? Io compro quello che mi conviene e che costa meno”. Allora lascio il pensiero di come affrontavo un mare forza 6 e decido di iniziare la mia navigazione serena nel mondo del naturale, sano e per l’essere umano.

Di Vanni Giuffrè

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